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Archivio Ebraico Terracini

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Patrimonio

Il Marchese Cav. Guglielmo De Levy - Il Marchese Cav. Guglielmo De Levy - Due codicilli

Indice
Il Marchese Cav. Guglielmo De Levy
Testamento
Due codicilli particolari
Il Marchese Cav. Guglielmo De Levy - Dopo la guerra

Due codicilli particolari

A quasi un anno dalla redazione del testamento, il 28 aprile 1941, il marchese De Levy, che si trovava ad Arma di Taggia, volle aggiungere un codicillo che bene dimostra come le diffamazioni sistematiche e le conseguenti persecuzioni stessero intensificandosi in Italia.

In esso chiedeva:

«Debbo pregare i miei esecutori testamentari di aver un occhio vigilante sulla stampa, la nostra nemica più maligna e più crudele […] è un sacro dovere dei miei esecutori testamentari di cercare ogni mezzo… per ottenere il diritto di poter querelare...
Converrebbe di sussidiare un giornale molto diffuso che dovrebbe empire il compito di difenderci contro le calunnie e le offese. Il nome Ebreo è un nome disprezzante e dovesse scomparire nella stampa e in sua vece si dovesse chiamarci Israeliti e qualunque che ci chiama Ebreo dovessimo avere il diritto di poter querelare per offesa».

Esprimeva inoltre il desiderio che venissero venduti soltanto i quadri di soggetto cristiano, mentre gli altri dovevano andare ad ornare le mura «della sala dove annualmente si radunano i rabbini».

Nell’estate dello stesso anno, sempre da Arma, scriveva a Ettore Ovazza trasmettendo un altro codicillo:

«[…] Desidero che dopo la mia morte siano ritirati – naturalmente se é permesso o quando sarà permesso – dalle varie Banche anche in Germania tutti i miei titoli e riuniti ai miei titoli depositati già in Svizzera presso il Basler-Bankverei in Basilea, alla Schweizerische Bankgesellschaft in Rapperswyl ed anche dove non ancora ne posseggo anche presso la Schweizerische Credit – Austalt in Zurigo».

Considerati gli eventi che da lì a poco seguirono, fu impossibile sbloccare e trasferire i titoli; anzi: ancora a distanza di anni dalla fine della guerra gli esecutori testamentari si trovavano per questo rispetto in difficoltà.

Si specifica inoltre qui per scritto e più chiaramente il cenno fatto a conclusione del precedente codicillo:

«Desidero anche, lo ripeto, che ogni tre anni ed anche prima in caso di grande necessità, abbia luogo in una città della Svizzera una assemblea dei Rabbini Capi principali, una assemblea, che abbia un [sic] impronta internazionale...».