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Archivio Ebraico Terracini

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Patrimonio

Il Congresso rabbinico del 1950 - L’organizzazione

Indice
Il Congresso rabbinico del 1950
L'idea
L’organizzazione
I relatori e il programma
Il programma e l’Unione
I partecipanti
La cerimonia inaugurale
Il ricevimento
I temi discussi
Le mozioni

L'organizzazione

Redigere un programma che affrontasse in poche sedute i temi più sentiti dal rabbinato italiano dell’epoca e più urgenti per l’ebraismo nazionale e internazionale era impresa non semplice. A chi chiedere di tenere una relazione e su quali temi furono evidentemente le questioni più discusse fra Dario Disegni e David Prato, oggetto di un fitto scambio di lettere.

Fra le prime decisioni da prendere vi furono anche quella degli inviti e dell’organizzazione della cerimonia inaugurale e del ricevimento, che si svolsero il 12 marzo.

Il consigliere avvocato Moise Foa scrisse il testo con comunicazione del congresso, da pubblicare sul Notiziario della Comunità di Torino, datato 19 gennaio 1950.

Interessante notare che, a quanto consta dalle carte, Dario Disegni volle anche tentare un incardinamento dell’importante iniziativa nella più generale storia dei Congressi ebraici italiani. Una storia che oggi è sufficientemente nota, ma che nel 1950, seppur a meno di un secolo di distanza, era ancora da ricostruire. Lo testimonia la lettera che Gustavo Calò, rabbino di Vercelli, inviava a Dario Disegni il 26 febbraio.

Il Congresso, nonostante il poco tempo a disposizione per l’organizzazione e nonostante alcune difficoltà sorte nelle settimane che lo precedettero, soddisfece e forse superò anche le aspettative dei partecipanti, come leggiamo in svariate lettere di ringraziamento inviate a Torino.

Fra queste, ad esempio, quella di Moise Fano, presidente della Comunità di Venezia, che il 19 marzo scriveva a Disegni: «Sono assai lieto di averla riveduta bene dopo tempo e debbo congratularmi con Lei per l’ottimo risultato avuto dal Convegno [...] Porgo a Lei e ai rappresentanti della Comunità di Torino molti ringraziamenti per l’accoglienza tanto cordiale e signorile [...]». Dello stesso giorno è la lettera di David Schaumann, rabbino capo di Genova: «Di ritorno da Torino, sento proprio l’impulso a rivolgermi a Lei, fuori e oltre ogni dovere convenzionale, per esprimerLe la mia riconoscenza per il Convegno, che ho sentito ispirato e dalla Sua volontà fattiva e illuminata. Sono felice di aver avuto in quei giorni l’occasione di avvicinarLa e di apprezzare in Lei un Maestro di quell’ebraismo italiano, che da anni ho imparato ad amare attraverso le persone e l’insegnamento dei suoi figli migliori [...]». E dalla Comunità di Firenze si scriveva: «Carissimo Moise [Foa], è doveroso da parte mia porgerti i più caldi ringraziamenti per l’accoglienza cordiale ed affettuosa riservatami in occasione della partecipazione al convegno rabbinico. L’organizzazione è stata impeccabile, e non so se altrove avremmo avuto tutte quelle attenzioni cui siamo stati fatti segno [...]» (26 marzo).