Messaggio
 

Archivio Ebraico Terracini

  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Patrimonio

Il Congresso rabbinico del 1950 - Il programma e l’Unione

Indice
Il Congresso rabbinico del 1950
L'idea
L’organizzazione
I relatori e il programma
Il programma e l’Unione
I partecipanti
La cerimonia inaugurale
Il ricevimento
I temi discussi
Le mozioni

Il programma e l'Unione

Di importanza non secondaria il problema che David Prato sollevava nella lettera del 5 gennaio: «Carissimo, faccio seguito alla mia lettera di ieri per proporti d’inviare al più presto una lettera ufficiale alla Presidenza dell’Unione per comunicare che è stata decisa la convocazione del Congresso … e che a suo tempo riceverà l’invito ufficiale».

I rapporti con l’Unione erano particolarmente delicati a motivo del lungo e allora non ancora concluso processo di riconoscimento giuridico della Fondazione ed era quanto mai opportuno agire in modo da non urtare i sentimenti del presidente Cantoni. Il rabbino Disegni scrisse tempestivamente una lettera, che sottopose a Prato, il quale approvò con sua missiva del 12 gennaio, e inviò all’Unione.

Come previsto, l’Unione, pur aderendo in ultima istanza all’iniziativa, oppose dapprima alcune difficoltà. La più sostanziosa il fatto che fra i temi da discutere al Congresso fosse stato inserito l’«Applicazione degli art. 5 e 9 della Legge sulle Comunità israelitiche italiane». Gli articoli trattavano rispettivamente dell’uscita volontaria dalle comunità (e della perdita contestuale del diritto di accedere ai servizi cultuali e liturgici) e dei soggetti eleggibili nei Consigli delle Comunità: il presidente dell’Unione vedeva forse come un’ingerenza l’inserimento di tali questioni nell’ordine del giorno di un Congresso rabbinico.

In una lettera del 2 febbraio Prato riferiva a Disegni che la seduta di giunta dell’Unione era stata «un po’ animata anche perché mi sono trovato solo a difendere il nostro punto di vista»; dopo aver evitato che il Congresso venisse snaturato «abbinandolo all’inizio solenne della Campagna per Israele che dovrebbe aver luogo il 19 prossimo invitando a Torino tutti i Rabbini che avrebbero colto l’occasione per trovarsi insieme», il rabbino capo di Roma aveva però dovuto cedere sugli articoli 5 e 9 e invitava Disegni a fare lo stesso, in questi termini: « La Giunta dell’Unione domanda la soppressione della relazione intorno agli articoli 5 e 9 della Legge sulle Comunità per motivi ai quali noi non avevamo pensato e che io ritengo logici: ho aderito. Ti prego di aderire ottenendo il consenso del Comitato. Intorno a questi motivi ti parlerò a suo tempo. Riceverai una lettera dell’Unione e ti prego, onde evitare attriti e contrasti, che potrebbero mettere in pericolo il Convegno o diminuirne il valore, di non irrigidirti, di non formalizzarti mippene darhè scialom».

Un giorno dopo questa lettera del Prato, il 3 febbraio, il presidente dell’Unione inviò a Disegni una lettera ufficiale relativa alla questione: «[...] Si ha l’onore di richiamare l’attenzione di Vossignoria e del Comitato organizzatore su alcuni argomenti che sono stati posti in discussione. Nella fattispecie quello relativo all’interpretazione ed applicazione degli atti 5 e 9 della legge sulle Comunità. Non per evitare una nuova discussione sull’argomento, ma nella certezza che l’esito di essa non potrebbe comunque modificare le disposizioni legislative in essere, questa Unione prega che il problema venga tolto dall’Ordine del Giorno». Cantoni concludeva riaffermando la disposizione dell’Unione per il resto a collaborare alla buona riuscita del Convegno.

Questa disposizione conclusiva rafforzò l’idea del Comitato promotore e in particolare di David Prato circa l’opportunità di coinvolgere ufficialmente il presidente dell’Unione: «[...] Quanto a Cantoni non avrei nessuna difficoltà ad invitarlo a salutare il Convegno nella seduta inaugurale, tanto più che se non lo invitiamo chiederà lo stesso di prendere la parola...» (lettera di Prato a Disegni 19 febbraio).