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Archivio Ebraico Terracini

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Patrimonio

Il Congresso rabbinico del 1950 - La cerimonia inaugurale

Indice
Il Congresso rabbinico del 1950
L'idea
L’organizzazione
I relatori e il programma
Il programma e l’Unione
I partecipanti
La cerimonia inaugurale
Il ricevimento
I temi discussi
Le mozioni

La cerimonia inaugurale

 

Si conservano in archivio bozza dell’invito e resoconto della cerimonia inaugurale, che si tenne nel Tempio grande, da poco restaurato.

Una prima proposta di programma era stata fatta dal presidente Disegni a David Prato nella lettera del 19 gennaio 1950:

«La seduta inaugurale vorrei farla nel S. Tempio a terreno, la sala che tu hai veduto e che in questi giorni è stata tutta rimessa a nuovo.
Per quanto potremo stabilire in seguito i particolari della cerimonia secondo me dovrebbe impostarsi così:
Parole del Presidente Fondazione
Parole del Presidente Consulta Rabbinica
Parole del Presidente della Comunità
Parole del Presidente dell’Unione
qualche recita di salmi oppure affidare a qualcuno la spiegazione d’un pezzo di midrasc adatto alla circostanza.
Farei seguire poi canti di pezzi religiosi o anche palestinesi eseguiti dal nostro coro di ragazzi dell’Orfanotrofio.
Canto finale dell’Attikvà.
Poi un rinfresco in locali attigui.»

Aron ha-Qodesh Sinagoga di CuneoIl tutto si doveva concludere con un ricordo di Benamozegh nel cinquantesimo anniversario della morte.

L’organizzazione della cerimonia fu a lungo discussa fra D. Disegni e D. Prato prima che i due convergessero su un programma definitivo.

In una lettera del 22 gennaio fra gli altri argomenti Prato affrontava appunto anche quello della funzione inaugurale: «Sono molto perplesso nei riguardi dell’ordine del programma e pertanto attiro a questo proposito la tua attenzione perché è un particolare di grande interesse. Non so se sia il caso di cominciare con la commemorazione di Ben Amozegh o invece con la tua relazione. Pensaci bene...»; e aggiungeva in una postilla manoscritta «Certo se la seduta inaugurale si farà al Tempio Maggiore allora la cosa cambia aspetto e la presenza di Belgrado andrebbe bene. Per quanto concerne la veste rabbinica andrebbe bene se tutti avessero la stessa, ma temo che ne verrebbe fuori una carnevalata. Potresti al caso indossarla tu solo come Rabbino di Torino. Si potrebbe forse invitare a portare il cilindro?».

Disegni rispondeva prontamente punto per punto:

«Secondo me la seduta d’inaugurazione tanto più che si farà al Tempio maggiore mentre il congresso si terrà in una sala del Talmud Torà dovrebbe assumere un aspetto particolare cioè di cerimonia religiosa vera e propria da non confondersi coi lavori del convegno con larghi inviti, quindi andrà benissimo aggiungere la commemorazione Benamozeg alla quale l’oratore potrebbe aggiungere anche parole di rimpianto per la recentissima morte (il 23 dic. u.s.) di Aimé Palliere […]. La seduta iniziale se si comincerà alle 16 durerà colle commemorazioni di Benamozeg, coll’Izcor dei Rabbanim, colla prolusione midrascica e i cori almeno fino alle 18. Alle 19 io farei pranzo, alle 21 ricevimento.» (lettera del 24 gennaio).

E sull’abbigliamento

«Io penso che qualunque sia la confezione si tratterà sempre di veste nera col berretto nero sia pure di forma diversa, per cui non vedrei il pericolo di … carnevale. Richiedere il cilindro credo sia cosa difficile. A parte che alcuni rabbini non ce l’hanno, anche se lo possiedono sarà qualche oggetto da mettere in ghenizzà o se mai potranno indossare il cilindro i professori e a questo vi si potrà provvedere localmente...».

Proponeva infine in un post scriptum di affidare la lezione midrashica a Gustavo Calò di Vercelli, al quale in effetti scriveva il 27 gennaio, con l’approvazione di Prato:

«Durante lo svolgimento del programma della seduta inaugurale del congresso Rabbinico, sarebbe intenzione del Comitato organizzatore che venisse consacrato qualche momento ad un Limmud. Si penserebbe ad un commento di qualche passo del Midrasc che avesse riferimento alla festa inaugurale». Ma Prato dubitava di questo coinvolgimento: «Per quanto concerne Calò sono sempre in dubbio: non vorrei che riuscisse una cosa barbosa. E poi in dieci minuti che vuoi che dica? […] Certo è che la seduta inaugurale non si presenta molto... gaia ma se ci sarà Belgrado salverà la situazione se i brani che canterà saranno scelti con criterio e bene accompagnati...» (lettera 30 gennaio).

Il ricordo di Benamozegh fu affidato a Joseph Colombo. Questi però scriveva il 7 febbraio specificando che il suo sarebbe stato un intervento di carattere culturale e non propriamente una commemorazione:

«Il mio discorso su Benamozegh non potrà essere che dedicato al di lui pensiero. Cercherò di dare una sintesi della sua ideologia religiosa e di presentare il profilo della sua figura di pensatore … Penso perciò che … Toaff potrebbe fare la commemorazione vera e propria».

Due giorni dopo Disegni gli rispondeva

«… La commemorazione di Benamozegh sarà inserita nella cerimonia d’inaugurazione e cioè nel pomeriggio della domenica 12. sarebbe impossibile farla durante le sedute destinate alla trattazione di tanti argomenti gravi da sviscerare per i quali si prevede già insufficiente i due giorni che durerà il congresso. Data tale premessa, siccome la seduta d’inaugurazione avrà un programma di musica, coro, prescindendo da poche parole di saluto del sottoscritto, di Cantoni e del Presidente della Comunità, ritengo che a Lei possiamo riservare al massimo una trentina di minuti forse meno che più».

Prato sosteneva che «L’invito alla seduta inaugurale non dovrebbe contenere il programma. Gl’invitati non dovrebbero avere il diritto di partecipare alle discussioni se non in via eccezionale». (lettera 19 febbraio)

Insieme al programma, fu discussa anche la questione dell’abito da indossare. Il rabbino Paolo Nissim di Padova chiedeva a Moise Foa in una lettera datata 6 marzo:

«Per quanto riguarda la redingote, io non la possiedo. Ho invece il tight: crede che sia opportuno indossi per la cerimonia questo, o preferirebbe la giacca nera?».