Messaggio
 

Archivio Ebraico Terracini

  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Patrimonio

Il Congresso rabbinico del 1950 - Le mozioni

Indice
Il Congresso rabbinico del 1950
L'idea
L’organizzazione
I relatori e il programma
Il programma e l’Unione
I partecipanti
La cerimonia inaugurale
Il ricevimento
I temi discussi
Le mozioni

Le mozioni

La dichiarazione riassuntiva era espressa dal consesso rabbinico come segue:

«Il Convegno Rabbinico Italiano, assurgendo dall’esame delle condizioni dell’Ebraismo Italiano a quello delle condizioni dell’Ebraismo mondiale; esprime viva preoccupazione per le divergenze che vanno approfondendosi tra la gran parte delle nuove generazioni che ritengono inadeguate alcune forme e alcune norme ad incorporare ed esprimere il loro sincero anelito ad una ricostruzione nazionale e spirituale e i custodi del tesoro tradizionale trasmessoci dai Maestri e dai Padri; ritiene che per far tornare il cuore dei figli ai padri sia necessario riconoscere che col decorso del tempo, non la sostanza eterna ed immutabile delle Leggi dell’Eterno e della Torà, ma le forme della loro attuazione possano adeguarsi alle mutate condizioni della vita politica, sociale, agricola e internazionale; dichiara di tener per fermo che nessun punto delle norme tradizionali possa essere modificato se non per consenso dei Maestri e dei Custodi della Legge e della Tradizione ebraica e che la disciplina alle loro decisioni debba essere salvaguardata in ogni comunità ebraica; sollecita tuttavia il Rabbinato di Erez Israel, al quale riconosce una posizione preminente e centrale, a farsi promotore di conferenze generali del rabbinato mondiale che possano prendere in esame con autorevolezza e decidere sia in riguardo dei problemi più urgenti sia in riguardo alla resurrezione dell’antico Sanedrin per la tutela dell’unità e per la ripresa di un regolare sviluppo della vita tradizionale ebraica».

L’archivio conserva inoltre i testi di alcune mozioni specifiche, riferite ai vari argomenti dibattuti.

Una mozione riguardava i giovani ed era seguita all’intervento di Elio Toaff, rabbino capo di Venezia: «Il Convegno Rabbinico Italiano convinto che l’azione rabbinica debba rivolgersi in particolar modo ai giovani sui quali riposano tutte le speranze per il futuro affermarsi delle idealità ebraiche in Italia come altrove, mentre plaude alle iniziative e alle preziose pubblicazioni del Dipartimento della Cultura dell’Unione delle Comunità e a quanto è stato fatto dai Campeggi, dai Seminari e dagli Enti sionistici e culturali e invita alla prosecuzione e intensificazione di tali attività, invita i Rabbini delle Comunità Italiane a dedicare tutte le loro forze migliori per prendere e mantenere contatto coi giovani, specialmente quelli delle famiglie più lontane, parlando loro un linguaggio comprensibile ed accessibile alla loro cultura e al loro stato d’animo onde far loro intendere la grandezza e la bellezza delle eterne idealità d’Israele; invita altresì la Consulta Rabbinica e l’Unione delle Comunità a fornire ai Rabbini direttive, strumenti e mezzi per lo svolgimento di tale compito».

A proposito delle Comunità minori, argomento trattato dal rabbino Alfredo Toaf di Livorno: «I Rabbini delle Comunità minori, i vice Rabbini e Capi Culto delle medesime nonché coloro che in possesso dei necessari requisiti possano domani ricoprire tali cariche propongono che una commissione mista di Rabbini (Consulta Rabbinica ed altri) e amministratori di Comunità prenda in esame tutte quelle richieste che di volta in volta verranno loro sottoposte dai responsabili spirituali delle piccole Comunità fra cui la più urgente ed impellente sarà quella degli adeguamenti degli onorari alle reali esigenze della vita. […] Il decoro è la prima ed indispensabile qualità atta ad affermare il prestigio di un Rabbino nella propria Comunità». E inoltre: «Il Convegno rabbinico, ritiene assolutamente indispensabile che in ogni nucleo ebraico, per quanto poco numeroso esso sia, risieda un maestro regolarmente abilitato, o un funzionario riconosciuto idoneo a insegnare ai bambini, a ufficiare le pubbliche preghiere, a compiere la macellazione rituale. Non vede difficoltà ad ammettere che il detto funzionario per le Comunità minori, possa essere scelto, quando non si trovi fra i rabbini laureati, fra gli allievi degli ultimi anni del corso medio del Collegio Rabbinico e del Seminario Almagià, fra gli scolari preparati localmente dal Rabbino di una qualsiasi Comunità, o anche fra elementi idonei di cittadinanza non italiana. Reclama l’intervento dell’Unione perché, anche ai funzionari delle Comunità minori, venga garantita una condizione economica adeguata ai bisogni della vita e alla dignità dell’ufficio».

A proposito delle biblioteche e degli archivi, di cui aveva trattato lo stesso Toaff di Livorno:

«Il Convegno rabbinico preso atto della relazione del Prof. A Toaff […] riconosce l’urgenza che da parte delle Comunità stesse e dell’Unione si adottino i provvedimenti necessari.
1° per concentrare in Roma biblioteche e archivi delle Comunità cessate e di quelle che non hanno la possibilità di custodirle come si conviene all’importanza e al valore di quelli che sono i documenti culturali e storici dell’ebraismo italiano e poi costituirvi una biblioteca e un archivio generale dell’Italia ebraica e metterli in condizione di essere a disposizione egli studiosi.
2° per costituire, con gli stessi criteri, a Venezia un Museo generale dell’Ebraismo italiano dove trovino posto i cimeli d’arte esistenti nelle Comunità morte;
3° per provvedere a che gli edifizi artistici dedicati al culto oggi abbandonati vengano tenuti convenientemente e diligentemente custoditi;
4° per costituire, con le modalità proposte, una biblioteca di libri moderni e recentissimi, consultabile dagli storici e in particolar modo dai Rabbini cui sta a cuore di tenersi al corrente di quanto si produce oggi in Israele e altrove nel campo letterario e scientifico dell’ebraismo».

Al Collegio Rabbinico era dedicata una lunga mozione:

«Il Convegno […] udita la relazione del Prof. David Prato Direttore del Collegio Rabbinico Italiano plaude all’Unione […] per lo sforzo compiuto nel fare risorgere l’Istituto […]
2. Prende atto con rammarico dell’attuale incerta situazione dell’Istituto [...] carenza del numero degli studenti.
3. Invoca da tutte le Comunità una più viva partecipazione non solo al consolidamento del suo bilancio ma in modo particolare all’invio di studenti ai quali vengano assicurati i mezzi per portare a termine gli studi.
4. Si augura che in ogni Comunità il Rabbino provveda alla preparazione di studenti fino agli esami di Maskil in modo che il Collegio Rabbinico si limiti al Corso Superiore parallelo ai corsi universitari.
5. Fa voti che il Corso Superiore assurga ad un vero e proprio centro di studi Ebraici Classici per mantenere le nostre tradizioni dell’alta cultura ebraica in Italia.
6. Approva la deliberazione della Consulta Rabbinica per cui al titolo di Haham Asciallem venga sostituito quello più modesto di Haham.
7. Si compiace per il ripristino della Biblioteca e rivolge un caloroso ringraziamento al British Council fund per il valido aiuto porto per il riordinamento della Biblioteca stessa.
8. Rivolge un saluto di gratitudine allo stesso British Council Fund e al Joint per il generoso aiuto dato e spera che il Joint vorrà continuare ancora per l’avvenire a sostenere l’Istituto».

A proposito poi della relazione di Dario Disegni sul culto, si concluse che «[…] data l’importanza degli argomenti in essa trattati e la interessante discussione svolta intorno ad essi, invoca la costituzione d’una commissione costituita dall’attuale Consulta Rabbica alla quale si aggreghino altri due membri per uno studio approfondito e riferire in un periodo non superiore ad un anno».

Il congresso esprimeva inoltre alcuni ringraziamenti ufficiali: «a tutti coloro che materialmente e moralmente hanno aiutato e continuano ad aiutare con spirito di solidarietà ebraica il mantenimento delle nostre preziose istituzioni scolastiche che date le esigue entrate delle Comunità non potrebbero svolgere le loro attività.», oltre che all’Unione delle Comunità Italiane, per l’azione svolta a favore della diffusione della cultura ebraica e per il sostegno all’istruzione.

Frutto dell’incontro fu poi un breve testo, contenuto all’interno di una busta con l’indicazione “inno alla pace”, di natura più generale: «I rabbini d’Italia, riuniti a Convegno in Torino il 12 marzo 1950, nel nome di quella compagine che nel secondo conflitto mondiale ha dato il maggior numero di vittime, sente il dovere di invocare, ancora una volta, che i popoli vogliano ispirarsi nel loro faticoso cammino, con tutte le loro forze, ai valori immanenti della giustizia e della pace dettati all’umanità dalle Vette del Sinai e proclamate dai Profeti».